Testi Critici | Pubblicazioni








Sulla mostra "Il Sonno Paradossale. Ipotesi per una ricerca dell'Assoluto" di Rita Minelli, Galleria FONDANTICO, di Tiziana Sassoli, Bologna.

testo critico a cura di Alberto Gross



Ogni tipo o forma di conoscenza non accetta valutazioni etiche o formali organizzazioni estetiche, distaccandosi da qualsivoglia essenza o esistenza sistematica prestabilita. Tutto quanto esiste per conoscenza è da essa stessa determinato e resiste come problema conoscitivo, laicamente santo, utile significante come ultima resistenza assiologica ignota e nascosta.
In questa sua ultima mostra – a gennaio, presso la Galleria Fondantico di Bologna - Rita Minelli disperde dai propri quadri gli ultimi, sanguinati lacerti di Parnaso, polverose acque vulnerarie, luci di cristallo offuscate, brillantemente opache nel loro ritrarsi , vezzeggiando la propria, insoluta superba leggiadrìa. 
Ogni passo è richiesta d'aiuto, imbuto nero, danza nell'abisso in cui l'amore è senza fine.
Dalle tonalità cupe, ferruginose, terragne, fino al verdeacqua silenzioso dal mantello freddoloso e verginale, l'artista ripara e difende la propria ombra casta, deliziosamente infinita, risuonata nel suono bronzeo, mai concluso, del tempo sommerso.
Nell'alchimia cromatica e compositiva di Minelli i colori reagiscono, riverberano e si moltiplicano, nella scoperta di una quintessenza infiammante, lancinata di ondose lagune dolenti, ruggine bianca d'artiglio di ramo disarmato, occhi come scudi da volti senza volto.
Non c'è pace, quiete o conforto: l'oggetto estetico sfugge all'esperibile tra i sentieri di un'anestesia totale, determinabile in quanto evento etico/conoscitivo, prima ancora che collocabile come cronotopo contemporaneo.
La pittura di Rita Minelli oltrepassa la pittura,evitando la narrazione in favore della significanza: è un mondo curioso, raro fino alle soglie del prodigioso, vivificato da un simbolismo tanto più icastico quanto più ripulito dall'eccessiva enigmaticità alla Hoffmann, sfiorato


dalla delicata grazia controversa di una fiaba orientale.
Nella specifica deformazione delle prospettive temporali il tempo del quadro non è altro che un tempo supposto, un iperbolismo ultrafisico in cui le ore si dilatano, i giorni si contraggono e i minuti rimpiccioliscono, divenendo istanti analoghi al sogno, incanti, irrisolti intendimenti di un canto.
Tutto si svolge nel breve attimo di un attimo eterno.

Alberto Gross






SUL "GIORNALE DELL'ARTE" testo critico su Rita Minelli a cura di Alberto Gross
Galleria FONDANTICO di Tiziana Sassoli, Bologna









“Il richiamo della fiamma” saluta l’Idearte Gallery

26OCT
Particolare di un'opera di Rita Minelli
Inaugurata lo scorso venerdì 2 ottobre, la personale di Rita Minelli “Il richiamo della fiamma” abbandona oggi le pareti dell’Idearte Gallery, lo spazio artistico gestito dal gallerista Paolo Orsatti in via Terranuova, 41 a Ferrara. Una ventina le opere esposte dalla giovane e talentuosa artista centese, perlopiù eseguite con bitume (e, in alcune, anche olio) su supporto ligneo.
Rita Minelli, artista poliedrica in quanto anche scenografa e scrittrice, con le proprie visionarie creazioni dà materia e consistenza agli anfratti e agli abissi spirituali della psiche umana. Una commistione di magia, psicologia ed esoterismo per un vero e proprio percorso di tipo iniziatico volto a navigare nel mare dell’inconscio, tra le sofferenze più profonde e, dopo una lunga e difficile ricerca, verso autentiche visioni di rinascita.
Infine, ricordiamo come la mostra abbia fatto parte degli eventi della XI Giornata del Contemporaneo svoltasi lo scorso 10 ottobre.
Andrea Musacci
Pubblicato su la Nuova Ferrara il 25 ottobre 2015


Spiritualità e tecnica le doti di Rita Minelli A Idearte Gallery l’artista centese espone la personale “Il richiamo della fiamma”



Rita Minelli davanti a due sue opere esposte a Idearte Gallery



Rita Minelli davanti a due sue opere esposte a Idearte GalleryUn’indole visionaria, un’inesauribile ricerca spirituale unita a una rara capacità tecnica. Si può sintetizzare così l’arte di Rita Minelli, pittrice, scenografa e scrittrice centese che venerdì ha inaugurato la personale “Il Richiamo della Fiamma” a Idearte Gallery, in via Terranuova, 41 a Ferrara, visitabile fino al 17 ottobre.Una ventina le opere, dove a dominare è l’attraente densità del bitume su supporto ligneo, per un percorso iniziatico che fa scivolare nel «mondo delle ombre», sprofondare nelle sabbie mobili dell’inconscio.Si parte dal “naufragio della speranza” per arrivare a una purezza frutto di un processo impervio, «un parto interiore» nel quale la sofferenza è essenziale alla trasformazione. “Negli abissi il nostro richiamo” è il titolo di una delle creazioni, dove la chiave interpretativa è data dai binomi interiorità/esteriorità e sprofondamento/innalzamento. Magia, psicologia ed esoterismo si fondono quindi in un’originale spiritualità archetipica dove centrale è quella fiamma interiore, quella scintilla da provocare, facendo “silenzio al cuore”.


Andrea MusacciPubblicato su la Nuova Ferrara il 06 ottobre 2015





Il Richiamo della Fiamma

testo a cura di Fabio Valenzisi 

L'Arte alchemica di Rita Minelli, dolce trasporto verso mondi sconosciuti che accompagnano ognuno in un viaggio che non è solo l'osservazione di un opera d'arte ma la contemplazione di se stessi attraverso l'opera stessa. Come avviene in uno specchio che riflette l'immagine di chi guarda, le opere di Rita Milnelli sono specchi dell'anima dove l'osservatore può vedere il riflesso della propria natura interiore e attraverso il colore, le sfumature materiche del pennello e le tonalità di luce accendere la fiamma alchemica dentro di sé. Così avviene la trasmutazione fra la metafisica simbolica delle opere e la fisica materica dell'osservatore che carica di significato l'opera d'arte rendendola sempre unica e irripetibile. Nutrire e guarire il fuoco interiore di ogni individuo, questo è lo scopo dell'arte di Rita Minelli.Un richiamo della Fiamma alchemica, sacro fuoco ardente dell'anima.


My new interview with Charles W.Andrews, Editor of ARTS ILLUSTRATED, the art magazine published in Carlisle (Pennsylvania) U.S.ALink Interview:http://www.artsillustrated.com/rita-minelli-artist/




"Il viaggiatore spazio tempo"  Olio e bitume su legno1. Chi sei e cosa fai?
Sono un’artista italiana, pittrice e scenografa. Libera ricercatrice nel campo della psicologia del profondo, dell’esoterismo e delle discipline spirituali. Svolgo vari lavori inerenti il mondo dell’arte e conduco laboratori artistici per bimbi e adulti.

2. Perche ‘ arte?

Arte è amore, vita, vocazione. Esplorazione e comunicazione tra più mondi, visibili ed invisibili.








"Rubedo Opera al Rosso" Olio e bitume su legno










3. Qual è il tuo primo ricordo di voler essere un artista?

Ero bambina e stavo leggendo insieme a mio padre un libro di favole. Ascoltare ed inventare storie fantastiche era una delle mie più grandi passioni. Ricordo che mentre sfogliavamo le pagine del libro, rimasi profondamente colpita dalle meravigliose illustrazioni. Dalla raffigurazione dei personaggi, dai colori brillanti e sfumati insieme. Dalle forme armoniche, dalla maestria del disegno e dalla capacità di saper trasformare le parole in immagini, ma ciò che mi colpì di più fu la Magia racchiusa in ciascuna di queste. Mi emozionai moltissimo di fronte la suggestione di quei mondi poetici che avevano il dono di rapirmi e condurmi dentro dimensioni d’Incanto e Mistero. Come può un’essere umano concepire una tale meraviglia? Mi pareva il prestigio più elevato e da quel giorno il mio desiderio più profondo fu quello di divenire pittrice.


"Il tempo dell'amore. L'amore del tempo" Olio, bitume, inserti lignei tridimensionali su legno




4. Quali sono le tematiche preferite e media(s)?
Amore e Mistero. Quotidianità e Spiritualità. Alchimia. Musica e Pittura. Magia e Favole. Esoterismo. Psicologia. Simboli ed archetipi. Dualità e Unità. Luci ed ombre. Contrasti e fusione. Terrestri ed extraterrestri. Mondi paralleli. Fisica quantistica.

5. Come lavori e affronti l’argomento?

Dipingo su tavole di legno, tecnica ad olio, bitume ed assemblaggi lignei tridimensionali. Amo la sperimentazione.Quando dipingo cado in una sorta di trans, di meditazione profonda, in cui entro sempre più nella dimensione Essenziale, fuori dal giudizio e dallo Spazio Tempo. Adoro farmi sorprendere dalla saggezza dell’arte e lasciare a lei campo libero, affinchè tramite me possa esprimersi spontaneamente.Amo sperimentare varie tecniche, sia pittoriche che d’approccio al processo stesso. Nell’ultimo periodo ho miscelato pittura e trasmutazione alchemica.





6. Quali sono i tuoi artisti preferiti?


Artisti visionari e romantici. SimbolistiEspressionisti, SurrealistiFuturistiDadaisti, Metaisici. Amo accostare alla pittura la musica e viaggiare tra varie dimensioni musicali, che spaziano dalle sonorità più antiche e classiche, a quelle più elettroniche e sperimentali.




"Connessione d'amore" Olio e bitume su legno



7. Quali sono le risposte migliori che hanno avuto al vostro lavoro?L’emozione racchiusa negli sguardi delle persone.L’emozione racchiusa nei miei occhi mentre dipingo.Tutti coloro che sono andati Oltre l’immagine “superficiale” dei miei dipinti, cogliendo i messaggi profondi.Una bambina che timidamente a me si avvicina, chiedendomi a voce bassa se posso farle un autografo con dedica.Aver riunito persone ed affetti cari durante le mie mostre.Aver creato collaborazioni con persone magnifiche e talentuose, di cui avrò sempre grande stima.Aver scoperto il lato magico della pittura.



"Il Nostro Regno" Olio e bitume su legno



8. Cosa ti piace del tuo lavoro?L’arte è stupore, meraviglia, saggezza. Mi permette di entrare in contatto profondo con la mia Essenza, con il regno senza tempo, privo d’identità. Mi offre la possibilità di viaggiare tra mondi di mistero e fascino, di Luce e d’ombre, tra terra e cielo.Amo osservare i colori e le forme nascere spontaneamente, senza sforzo e ricrearsi in continuazione. Amo osservare ed ascoltare la loro natura, impastarli e sfumarli tra loro. Coglierne la vibrazione, intensità e ritmo musicale. Contemplare in silenzio la tela che senza che me ne accorga, si sta generando.Amo dipingere e lasciarmi guidare dalla stessa pittura, sorprendermi e divenire pennello dell’arte che tramite me, sta dipingendo se stessa.



9. Quali consigli daresti agli altri artisti?Di non perdere mai di vista l’autenticità interiore, a costo di essere controcorrente e fuori dal gregge. Di fidarsi del proprio sentire. Di osservare la Natura ed il proprio Universo Artistico con cuore aperto e libero dal giudizio, affinchè questo possa essere libero di esprimersi e crescere sempre. L’arte sa sempre dove condurre l’artista, se si lascia a lei la guida.


"Sacra Unione Alchemica" Olio, bitume, inserto ligneo centrale tridimensionale
10. Dove ti vedi in 5-10 anni?E’ un segreto.






Il Risveglio 


testo critico a cura di Annalisa Mombelli (critica e storica dell'arte)2014

Il risveglio è il ritorno a una condizione di maggiore consapevolezza e sensibilità, una rinnovata vitalità dopo un periodo di torpore e immobilismo. Ciò è quanto accade a Rita Minelli nella sua ultima produzione in cui raggiunge un culmine frutto di un percorso artistico e personale interiore, caratterizzato da una continuità con il passato inserita in un approccio nuovo. Il suo interesse tematico è sempre legato al mondo onirico e dell'inconscio ma analizzato in chiave più profonda e libera, data da un crollo delle sovrastrutture tecniche poiché nell'esecuzione si è lasciata trasportare dall'atto creativo spontaneo. Questo lavoro sul puro gesto creativo si nota maggiormente nell' evoluzione dell' uso del bitume: esso non è più elemento coadiuvante dell'olio ma è diventato protagonista come materia e colore al tempo stesso. Ciò è visibile in particolare nell'opera “L'abbraccio” realizzata su un pannello ligneo di formato orizzontale originale stretto e lungo. In essa filamenti e grumi di bitume nero lucido si stagliano e a tratti escono come un magma su un fondo a olio dai toni chiari e celestiali di ocra e blu, tirati quasi fino alla trasparenza. Si crea così una forma ellittica che simbolicamente sembra alludere all'interno di una conchiglia da cui emergono, come fossero divinità, due esseri fusi in un abbraccio le cui membra superiori, uscendo dal supporto, formano nell'unione dei corpi un ideale cuore. Il bitume è preponderante e sorregge la scena anche in altri dipinti dove invece viene maggiormente steso ed integrato ai colori ad olio, ottenendo un gioco accattivante di ombre e luci. Ne è un esempio “ Il Regno Senza Tempo” di grande formato che ricorda una nebulosa vista e vissuta dall'interno: è una visione interstellare che l'artista ha reso tangibile solo col puro colore, orchestrando in un flusso emozionale tocchi di luce e ombre di bitume, rossi e oro assonanti con blu e verdi fino a creare una misteriosa città sospesa su un oceano di stelle verso cui ci si può incamminare.Le ultime opere di Rita Minelli catturano infatti quasi tutti i sensi facendo completamente immergere l'osservatore. In primis rapiscono la vista per l'intensità, cresciuta rispetto al passato, dei colori e delle immagini; l'udito poiché sembra di percepire in alcuni dipinti un assoluto silenzio, in altri invece il fragore di un big-bang, in altri ancora i sussurri leggeri o gli scricchiolii dei timidi passi di incontri d'anime; il tatto poiché alcuni, sopratutto quelli realizzati col bitume, per la forte matericità vien voglia di toccarli, entrarci, esserne rapiti e viverli; infine anche l'olfatto poichè il profumo del legno e dei colori ad olio ricorda qualcosa di antico e ancestrale.Le sue ultime opere pertanto rapiscono sensi e spirito poiché ha saputo andare oltre indagando i misteri dell'animo seguendo una libertà compositiva maggiore. Infatti troviamo ancora l'utilizzo di applicazioni lignee tridimensionali più o meno elaborate ma non sono più preponderanti come quantità bensì diventano un dettaglio identificativo dell'opera. Ne sono esempio l'imperfetta e traballante scala che esce dal dipinto “Negli abissi il nostro Richiamo”, oppure i frammenti sparsi nel cielo in subbuglio del dittico “Micromacrocosmo”; infine il corno del Drago che esce dal contorno come un fulmine fornendo più realismo al surrealismo.Rita ha sputo con queste ultime opere rendere tangibile i sogni, ribaltando punti di vista e spiazzandoci con potenza.In continuità con i soggetti della precedente produzione ha riproposto il ciclo degli umanoidi o esseri celestiali diventati ora anime in cammino che si cercano dall'origine del mondo in scenari al di là dell'onirico, pronte a incontrarsi, sfiorarsi, abbracciarsi, proteggersi, ascoltarsi e capirsi in questi luoghi senza tempo. E questo cammino viene ad essere narrato nei vari dipinti come fossero un percorso in ascesa. Infatti il punto di partenza di questa “trasmutazione alchemica interiore” sembra essere proprio il dipinto dal titolo “Rubedo. Il potere dell'Amore”. In uno scenario apparentemente oscurato come all'interno di una grotta rocciosa resa tale da spatolate istintive, quasi violente, di colore e bitume, le coppie di umanoidi dal centro della composizione sviluppano una gestualità dinamica dando vita ad un racconto (richiamando quasi le strisce a narrazione continua dei bassorilievi greco-romani). Quest'ultimo ha inizio dalla sofferenza e chiusura in sé stessi, passa attraverso l'ascolto e la consolazione, e sale attraverso la capacità di guardarsi allo specchio, raggiungendo una consapevolezza di sé che permette di uscire simbolicamente dal quadro come dalla mitica caverna di Platone.Questa evoluzione e rivoluzione di incontri di anime, declinate in diverse sfumature, è il filo rosso che lega tra loro gli “universi” liberati nei dipinti.Nell'opera “Negli abissi il nostro Richiamo” l'essere alato luminoso, seduto su un grumo bitumoso cilindrico da sembrare il tronco di un albero bruciato, nell'attesa guarda oltre il “cerchio-specchio” collocato al centro della composizione. Al di là di esso, impercettibile, si scorge l'apparizione di un altro volto altrettanto luminoso che sembra essere timidamente sceso dalla scala di un'altra dimensione. È un'ode a Buio e Luce questo dipinto! Attraverso la cascata fulminea di bianco giallognolo che colpisce dall'alto lo specchio è determinato l'istante unico di illuminazione dei due esseri, come se si potessero incontrare solo in quel preciso momento dopo il quale le tenebre si richiuderanno su sé stesse.L'artista ha reso eterno un incontro d'amore in questa come in altre opere dove ha espresso il messaggio dell'amore non solo romantico, inteso come ritrovamento della metà mancante identificabile in opere come “L'abbraccio” e “Incontro di mani”, ma proprio dell'amore e comprensione prima di tutto di sé stessi.L'altro importante tema in continuità col passato è l'analisi del tempo esplicitato nel dipinto “Il Tempo dell'Amore, l'Amore del Tempo” .In esso un grande orologio da tasca è aperto mostrando i propri meccanismi in funzione e accoglie un ibrido femminile dormiente nella copertura anteriore, mentre in alto seduto come su un'altalena sull'anello della carica a corona è collocato un ibrido maschile. La composizione è simbolo della ciclicità della vita vissuta in due tempi: il tempo “reale” scandito dall'uomo, attribuito al femminino che dorme nell'orologio, ed il tempo “eterno”, non misurabile ma solo intuibile, dell'essere che vivendo fuori dal tempo reale può vegliare e proteggere l'umanità stessa.Il concetto di tempo eterno o assenza di tempo si riscontra anche in altre opere, in particolare ne “La Principessa ed il Drago”. In esso i due protagonisti sono inseriti in uno scenario surreale, quasi daliniano per l'evocazione di una distesa desertica resa tale dalle velature dell'olio che fanno uscire le striature del legno come fossero onde sabbiose.La principessa ha tre volti simbolo dei tre tempi umani: il passato nel viso dai tratti fisionomici definiti, il presente che invece non è definito poiché in evoluzione, ed il futuro visibile invece nell'occhio del Drago in cui lei si rispecchia. Inoltre la fanciulla è caratterizzata anche dall'uso dei colori: il rosso acceso sul petto che è la sede del cuore e degli istinti terreni, ed il blu sulla schiena come fosse l'aura di un mantello celestiale. Ritorna poi la posa in ginocchio del soggetto della precedente produzione in “Alice nel paese salva l'arte”, che richiama qui non solo la pietà ma un atto di umiltà ed estremo amore. Il Drago è dall'artista caricato di un nuovo significato poiché è un soggetto benevolo e positivo a dispetto della tradizione iconografica, occidentale soprattutto, che affida al Drago Rosso l'idea di creatura violenta e bellicosa, portatrice di Apocalisse. Il Drago di Rita invece è una apparizione che viene da lontano e giunge in uno scenario sospeso a tratti evanescente e post apocalittico, come se fosse appena finita una battaglia e conquistata la pace. Il cielo dalle nuvole gonfie e polverose si perde e si mescola con l'orizzonte lontano di una distesa terrena. Il sole in alto è una sfera pallida e nascosta. L'incontro con il Drago è in quest'opera la risoluzione di una battaglia contro noi stessi e le nostre pulsioni più abbiette poiché rivela, guardandolo negli occhi, il segreto profondo dell'Essere. La principessa, eroina di questa narrazione così poetica, ha affrontato il proprio Drago ovvero ha guerreggiato con sé stessa per lasciare andare la “vecchia sè” e risorgere come “Donna Nuova”.Nel dipinto “Connessione d'amore” l'autrice invece sperimenta la multi dimensionalità temporale e spaziale. Le direzioni di composizione sono giocate su più vettori evidenziati nello sfondo dalle linee graffiate nel legno che si intersecano in una tramatura frammentata, riunita dalla tavolozza di colori che vira dai blu ai rossi, dai verdi agli ocra, dai bruni al nero, dati con istintivi tocchi di pennello da sembrare a tratti quasi impronte digitali. La multi direzionalità dello sfondo dialoga con la multi gestualità delle due figure in primo piano. Lo sguardo è infatti attratto prima dalla verticale del braccio dell'umanoide sdraiato a terra, la cui mano indica verso l'alto, e si sposta poi a destra sull'altra figura in piedi che a sua volta cammina e guarda in direzione opposta. Infine c'è la linea obliqua data dall'incontro delle mani che si toccano appena, la cui tensione è data dal “filo rosso deldestino” che si perde attraverso lo schermo di un pc.L'incontro di queste Fiamme Gemelle è nel messaggio dell'autrice possibile solo con la massima apertura di cuore simbolicamente rappresentata nell'omonimo dipinto. “Apertura di Cuore” è riduttivo definirlo un paesaggio. Da un punto di vista descrittivo è la spaccatura di un cielo in due dove le nubi si aprono per far entrare la luce pura che si irradia respingendo il buio reso con sapienti sfumature di toni caldi bruniti dall'uso del bitume in forma più liquida. In realtà la prospettiva è ribaltata poiché si può immaginare di essere in qualche modo trasportati dentro il cuore dell'artista che ci sta facendo immergere nei suoi più profondi sentimenti e provare il suo slancio verso l'infinito.I colori in questa sua ultima produzione di opere sono i protagonisti: si sono fatti più vivi e accesi, più contrastati e più giocati nel chiaroscuro, sono presenti più rossi e bruni combinati in armoniose velature di colore ad olio sposate con i complementari blu oltremare. Inoltre la giovane artista ha evidenziato la sua ricerca del rapporto luce ed ombra, ricordando in queste esecuzioni la pittura seicentesca di Rembrandt giocata proprio nei bruniti neri e nei rossi ocra. L'oscurità dei dipinti di Rita non è data però dal puro nero ma dal bitume da cui fa emergere luci potenti. Il colore bisogna sentirlo e nobilitarlo e lei lo ha saputo fare.Ha scavato nel colore e sul legno come si scava nella vita alla ricerca della Verità che non è mai limpida ma torbida, fatta di luci e ombre che tra loro sono sorelle, e può essere intuita e compresa solo con Cuore ed Animo.




Nei dolci abissi dei secolia cura di Irina Marchesini  (ricercatrice Università di Bologna)







Nei dolci abissi dei secoli ci siamo cercati, riconosciuti, ritrovati.Nei tuoi occhi ho visto specchiarsi la mia anima, anche in questa vita. Il tuo sguardo non cambiamai.E caro, caro, caro mi sei tu. Tu che possiedi la mia chiave.Nelle mie mani io stringo la tua, piccola, dorata, lucente stella.Non posso non amarti, perché nel tuo petto batte il mio cuore.Non puoi non amarmi, perché nel mio petto batte il tuo cuore.Sei evanescente come un profumo.Il tuo profumo.Ti posi leggero su di me, sul mio corpo.Penetri fino a frantumarmi le ossa.Impregni la mia animaIn un istante eterno.La certezza di ritrovarti è promessa di felicità imperitura.







Dittico: apertura di cuore. Opera vincitrice selezionata per la Decima Biennale d'arte internazionale di Roma 2014








testo critico a cura di Annalisa Mombelli (critica e storica dell'arte)


Il dittico di Rita Minelli, frutto di un percorso di crescita artistica e interiore, è sintesi originale e personale tra memorie archetipiche, romanticismo ottocentesco, sacralità tardomedievale.La prima tavola di formato rettangolare è come la pagina di un taccuino su cui ha posato impressioni istantanee mentre lavorava ad altri dipinti. La seconda invece è come un organigramma sacro in cui la ricerca di ordine è simboleggiata dalla ricomposizione di frammenti fluttuanti e di linee all'interno di una superficie che tende al quadrato.È un climax l'insieme di queste due tavole: l'una è il completamento dell'altra.L'opera “Spazzaviatutto” è caos primordiale in cui gli elementi della natura sembrano lentamente dividersi in un paesaggio in tempesta, dove nuvole dense, nebbia pesante e schiuma delle onde si rimescolano in un' atmosfera in cui tutta la tavolozza di colori è rimessa in gioco.In questo procedimento è mantenuto uno splendido equilibrio di chiaroscuri blu-verdi in alto a destra e di ocra-marroni e rossi in basso a sinistra, mentre il centro è giocato col neutro bianco.Le sfumature così ottenute appagano i sensi. La vista è attratta dalla bellezza dei colori che ricordano paesaggi turneriani evocati però sotto una nuova chiave. L'udito sembra percepire il rumore di tuoni in lontananza, l'allusione di mareggiate contro rocce invisibili, infine lo scricchiolio del legname di un' ipotetica barca distrutta. Di questa restano solo i pochi frammenti negli assemblaggi lignei che, seppur caratterizzanti del linguaggio dell'artista, in quest'opera sono ridotti al minimo e slavati. In questo tragico scenario una flebile luce solare lentamente filtra tra nuvole per poi mostrarsi nella sua pienezza nella seconda tavola “Macromicrocosmo”.Qui la protagonista è la Pura Luce: al di sopra di un immobile specchio di acqua, emerge da una cornice di colori marroni-ocra mescolati a trucioli di legno e al bitume, quasi fosse pece nera che impantana azioni e pensieri. La linea a V che si staglia è immediatezza e velocità del gesto pittorico più istintuale rinvigorito in un nuovo senso di libertà dello Spirito. Le geometrie non sono date da frammenti lignei ma nascono dalla pennellata di puro colore. In questo dipinto si sta completando la divisione tra acqua e terra, luce e tenebre. L'atmosfera inizia a farsi più serena e suggerisce contemplazione, riflessione, quasi assenza di suoni.Rita Minelli dimostra di padroneggiare colori a olio e materiali creando armonia e bellezza estatica in un racconto in divenire. Il dittico è infatti metafora di un percorso interiore e di un monito: si devono scendere le interiorità della Natura e della Psyche per raggiungere la consapevolezza e successivamente sperimentare la rinascita.Nella composizione pittorica “a doppia piega” di Rita Minelli infatti fragilità e coraggio, caos e ordine, sgomento e ritrovamento di sé, perdita di riferimenti e ritrovamento di un punto saldo sono legate da un unico motivo ispiratore: l'Amore.


Annalisa Mombelli






Copertina realizzata per la rivista  ANIMARTE a cura di Danilo Capolei e Sergio Angeli









Pubblicazione sull'ultimo numero della rivista d'arte Hestetika. "L'amore per l'imperfezione" testo a cura di Sara D'Agostino















Traduzioni in inglese dei testi critici a cura di Sara D'Agostino


Annalisa Mombelli (critica e storica dell'arte)


testo critico sull'opera "Silenzio e Melodia"
Un'esplosione di Luce è al centro dell'ultimo lavoro di Rita Minelli.È una Realtà che si sta ricostruendo, non ancora è definita l'immagine.Sembra una coesione degli Elementi (aria,acqua,terra,fuoco,e spirito) che da un magma primordiale si stanno, dopo essersi disgregati, ricomponendo sotto l'ala protettiva di due piccoli esseri ibridi. Nella spiccata originalità di composizione essi rimandano alle fantasticherie di Hieronimus Bosh, ma sono gentili e per nulla grotteschi anzi dialogano quasi con lo spettatore come a rassicurarlo che l'indeterminatezza della scena è solo temporanea.Sono anzi le due estremità di partenza delle diagonali su cui si impianta il dipinto: queste linee oblique incrociandosi proprio nello spazio giallo, dove fluttuano i neri frammenti bitumati ancora incerti nella loro direzione, sembrano costruire una sorta di “clessidra” senza granelli di sabbia ma nella quale il Tempo è sospeso.Ai lati sembra delinearsi un selvaggia natura boschiva che affonda le radici vicino ad un lago di cui sono custodi i due esseri suddetti: il maschile dotato di sottilissime e apparenti fragili ali dall'espressione divertita e interrogativa (sembra domandare allo spettatore: “visto?eh?!”) e il femminino seduto quasi assorto con uno sguardo dolce.Forse è un passaggio della giovane artista a un linguaggio nuovo e a nuove necessità espressive che in sé porta però frammenti di antica memoria.Annalisa Mombelli, critica e storica dell'arte



An explosion of light is in the middle of the latest work of Rita Minelli. This reality is in the process of being rebuilt, and not yet defined by the image itself. It looks just like the Elements (air, fire, water, earth and spirit) are colliding, and from a primordial magma, having broken down, are now reassembling under the wings of two small hybrid beings. In striking originality of composition, these characters recall the fantasies of Hieronymus Bosch, but they are friendly and not at all grotesque, into a dialogue, instead, with the viewer almost as to reassure him that the vagueness of the scene is only temporary. They are indeed the two extremities from which the diagonal that crosses the painting departs: two oblique lines, crossing in the yellow space, where the floating fragments of black bitumen stand still, uncertain of their direction as they seem to build a sort of "hourglass", with no grains or sand but in which time is suspended. On the sides, there seem to be a wild wooded nature that roots near a lake, of which the characters are guardians: the men with thin and fragile wings, amused and puzzled by the expression (seems to be asking the audience: "have you seen this? Eh?"), and the feminine, sitting almost absorbed with a sweet look. Perhaps it's a transition of this young artist to a new language and new expressive needs, which in itself leads however fragments of ancient memory.Annalisa Mombelli, art critic and historian




Modal Roberts (artist) about "Che male questo mare. Il naufragio della speranza."





The sadness in the painting is very powerful and it makes me stop and think if I should take pleasure in looking at someone's great pain ? But this is art, it has to be real and true so I think this is a better description than "pleasure", I recognise there is truth being communicated here and I respond positively to it. I recognise the feeling it shows, a very awful one but one that passes and hope comes again. The energy in the painting comes from someone in whom hope has not died I think. I hope you are in a better place now.



Artista del mese per la casa editrice Mnamon. Di seguito la mostra virtuale:Artist of the month for the Mnamon publisher. Below the virtual exhibition:

http://www.mnamon.it/biografie/rita-minelli.html




Poèmes de bois a cura Di Giovanni Monti

I lavori esposti, soprattutto pitture su tavola, sono creati appunto come poesie, narrazioni visionarie racchiuse in rappresentazioni estremamente evocative e vagamente perturbanti.Alcune immagini ricordano le incisioni di Kubin, e certe venature del legno rimandano ai tratteggi della punta secca.Dai fondi oscuri emergono figure evanescenti, creature diafane che cercano di orizzontarsi individuando un possibile cammino che le porti fuori da quelle tenebre dove si sono perse.La luce che ne delinea le sagome ci appare come illuminazione interiore, spirituale, così lo smarrimento apparente sembra mitigarsi nella fiduciosa speranza di attraversare incolumi un buio simbolicamente esistenziale.Le opere di Rita Minelli sono misteri non rivelati, non ci è dato sapere se la ricerca di una strada sarà coronata da successo, ma allo stesso tempo risulta evidente come quella ricerca sia comunque necessaria.Così come sottolinea la carta numero diciotto dei Tarocchi, la Luna, che indica un percorso da intuire nella penombra, o il verso di Federico Garcia Lorca che recita: “il poeta sa che tutti i sentieri sono impossibili, e per questo, di notte, li percorre con calma




L'attesa
a cura di Sara D'Agostino


"L'attesa.Si attende che le cose cambino, che qualcosa si muova.Si guarda fuori, al cielo, aspettando che il cambiamento arrivi e per magia rinnovi l'aria.ci si siede e si attende guardando all'insù, il cuore che sobbalza ad ogni rifrazione di luce.Il calore o il freddo, il vento o l'afa, la pioggia o la neve, si attende, si trepida.Il dolore fisico non fa più paura, il dolore dà forza, tiene le membra vive.Si

attende incuranti di quel che accade intorno: chi guarda, chi tende una mano, chi sputa, chi ride, chi scuote la testa e disapprova.Minuti interi.Lunghissimi interi minuti.E poi ore.E ore.E ore ancora.E poi nemmeno ci si accorge più che la luce cambia, nemmeno ci si accorge più che i giorni sono passati.Attendere, e nell'attesa non vedere il trascorrere dei giorni e del tempo davanti agli occhi.Attendere.Hai atteso, hai atteso paziente che il TUO dono arrivasse, che ti salvasse, hai atteso paziente la soluzione.Hai atteso tanto che ora non senti più nulla.Non fai più parte del mondo che ti circonda: questi ti ha assorbito interamente, carne e ossa e vita prosciugate dal seggio che ha ospitato la tua attesa.Ed ora non senti niente.Che accada quel che accada, ora tu sei puro tempo, nulla può toccarti.Rispondi a stimoli come fossi una macchina.L'attesa non è servita, la speranza è perduta, il freddo stringe come una morsa e sei sola e allora succede e ti arrabbi e ti alzi e urli e scoppi. Basta aspettare, alzati da questa pietra, basta guardare il cielo, che avete da guardare!Hai atteso troppo ed hai accumulato tutto il tempo del mondo dentro di te, ed ora deve uscire. Devi lasciarlo uscire.Il cervello non pensa, gli occhi non vedono più, la pelle non sente, le orecchie son chiuse.Corri."


L’ascolto del Tempo. Il Tempo dell’ascolto di Rita Minelli, a cura di Annalisa Mombelli. 


Nel contesto sociale contemporaneo l’essere umano è spinto dalla frenesia del “fare” e ha smesso di ascoltare sé stesso e gli altri, la propria anima e quella del mondo che lo circonda. Rita Minelli ha invece nelle sue opere inserito frammenti di mondo e di Spirito primitivi e an- cestrali tali per cui ognuno di noi può ritrovare una parte di sé taciuta o dimenticata.Ciò avviene, grazie anche alla scelta di temi fabulistici, con una delicatezza di forme e colori ormai rara nel contesto di immagini contemporaneo finalizzato ad accattivare e stupire e intrattenere, piuttosto che far riflettere e meditare


L’incanto della dimensione onirica è stato ambientato nelle Scuderie di Villa Mazzotti con la rassegna curata da Annalisa Mombelli “L’ascolto del tempo. Il tempo dell’ascolto” della giovane artista Rita Minelli, classe 1986, nativa di Cento (Ferrara) laureata in Scenografia all’Accademia di Bologna ed attualmente residente a Parma. La produzione artistica di Rita Minelli propone “quadri-sogno” e puzzle tridimensionali stratificati e popolati di figure strane, animali e manichini, rottami, vecchi giocattoli ed oggetti abbandonati assemblati in una dimensione fabulistica che affascina lo spettatore sollecitato a ritrovare, tra forme e colori con un delicato sottofondo musicale di accompagnamento, dimensioni spesso trascurate nella frenesia contemporanea, come il tempo dell’ascolto e della riflessione.


sito:http://94.91.89.183/comune/chiarinewsletter/specialerassegna2012.htm




Recensione mostra "Il tempo dell'Ascolto....l'ascolto del tempo" a cura di Alessandra Luce


Rita Minelli

Rita è stata per me una deliziosa sorpresa.Devo ammettere che solo un insieme fortuito di circostanze mi ha portato al cospetto delle sue opere ma  - a mia discolpa – posso dire che ne ho intravisto subito la grandezza.Mi sono letteralmente persa nel suo modo di dipingere, nelle sue creazioni così delicate e contemporaneamente potenti. Ed è facile osservare che lavora il legno (base fisica delle sue opere) come se fosse creta.I suoi disegni sono potenti, antichi e così arcaici che sembrano disegnare il mondo della psiche. Riesce a far incontrare ciò che non sarebbe invece possibile unire e ci permette così di accorgerci di quanto stiano meravigliosamente bene assieme.Usa a i tubetti di colore per generare emozioni, per spiegare delle storie, per sollevare il  nstr velo di Maya.Ma il più grande complimento che potrei farle è la sua capacità di muovere ciò che forma per fare in modo che diventi simbolo.Tutto è un richiamo a mille altri significati. Una figura solitaria di lato diventa l’emblema del silenzio della nostra anima, “Alice nel Paese” si trasforma nell’artista che tenta di salvare la funzione sacrale dell’arte e nell’opera “i Rottami” vediamo ribaltare la realtà facendo in modo che venga rappresentata attraverso i suoi rifiuti.E che meraviglia di sfumature! Con i colori riesce ad esprimere emozioni bellissime, intime ma al tempo stesso universali.Lei in realtà non dipinge ma crea una porta attraverso la quale entrare in noi, lavorare nel nostro inconscio, richiamarci nel cuore gli archetipi, farci sperdere nella nostra ricca messe di segreti e paure.Non vedo alcuna differenza fra incontrare queste sue opere e stare al cospetto di un potente sciamano, di uno psicopompo e di una Strega tutti assieme.Assolutamente da vedere!



sito: http://ilmiofioredicarta.myblog.it/archive/2012/11/22/rita-minelli.html


Passaggio oltre agli occhi di Massimo Pensa


Dolce, esile


la sua forza

sta nelle ombre

bagnate da una luce
soffusa, tenue ma sempre presente
Questa ci accompagna
riparando ciò che in noi
è rotto, vecchio
I suoi colori sono quelli
che vorremmo vedere
nella nostra anima
quando gli occhi
 - staccandosi da questa vita terrena -
saliranno l'eternità





Sweet, slender

its strength

is in the shadows
bathed by light
soft, subtle but always present
It is a company
repairing within
whatever's broken, old
Its colors are
what we like to see
inside our soul 
when the eyes
- breaking away from earthly life -
will rise in eternity





Recensione della mostra "Spiriti dell'arte", Gazzetta di Parma

di Manuela Bartolotti



Sette nomi per raccontare lo spirito dell'arte


C’è uno spirito nuovo alla Galleria Sant’Andrea (fino al 10 maggio). Alla sommità della volta absidale, sotto le ali dello Spirito Santo scorrono immagini e parole, mentre la musica accompagna in sottofondo l’insolita proiezione e le opere di artisti che si svelano ora alla loro città.
In tutti è comune l’ispirazione e la propensione verso un Oltre, la ricerca inesausta tra le frammentazioni, le ombre, i viluppi, le ferite dell’uomo, (Carlo Mori, Noemi Bolzi, Paride Cevolani, Elena Zolo) e nei territori onirici della fantasia, della fiaba, del mito (Rita Minelli e Luciano Palumbo). Fino alla supplica di mani protese verso l’estrema salvezza delle sculture dell’artista e scalatrice Maria Grazia Passini. L’arte è senza età - chi direbbe che certe opere sono di un ottantenne come Mori ancora intento alla sperimentazione di nuove espressioni, di nuove scomposizioni figurative? - e mimesi ingannevole dove la terracotta finge il bronzo, le braccia paiono tronchi (Passini), tubetti di colore vuoti formano una Madonna con Bambino per la Minelli. Forse per scovare la verità bisogna scambiare le parti; così il contenitore si fa contenuto e viceversa. Altrove, deformazioni metamorfiche negli acquarelli dell’illustratore Cevolani e riletture bibliche nelle tele inquiete di Palumbo cercano di spiegare l’assurdo doloroso dell’esistenza, quello che schiaccia la donna klimtiana impietrita e disadorna della Zolo o quella ripiegata nel proprio mistero della Bolzi.
Se l’arte è creazione di nuovi mondi o un nuovo modo di vedere il mondo, qui ne abbiamo esempio. La sorpresa ci attende oltre la soglia di questa chiesa, galleria, spazio per la visione.
Giustifica
Citando De André, «volta la carta» e appare qualcosa d’altro. Ecco lo spirito dell’arte.

Manuela Bartolotti











Gazzetta di Parma del mARTEdì, sezione Arte  di Margherita Portelli


 Leggere una fiaba è cosa comune. Ma guardarla, osservare figure che si raccontano senza il minimo supporto didascalico, entrare in mondi lontani, farsi trascinare come accadeva da bambini, semplicemente osservando un dipinto, è ben più raro. Rita Minelli, 26enne artista nativa di Cento (Ferrara) ma parmigiana d’adozione, dipinge narrando. Protagonista in questi giorni di diverse manifestazioni artistiche in città (lo scorso weekend ha preso parte al Muma, una tre giorni fra musica e arte al Mu di via Del Taglio, e ancora per qualche giorno espone i suoi quadri alla galleria 99 di via Farini insieme ad altre artiste) la giovane pittrice che alterna i pennelli alla scenografia, è una cantastorie a colori. L’abbiamo incontrata.

Rita, come nasce il tuo rapporto con l'arte e la pittura?

Nasce fin dall'infanzia, la pittura mi ha sempre accompagnata durante tutto il mio percorso di vita. Non è stato un rapporto facile, prima di tutto perché il mio percorso artistico è nato dalla pratica autodidattica, tutto ciò mentre frequentavo un altro indirizzo di studi, che mi vedeva dipingere da dopo scuola fino a notte tarda..Questo “non insegnamento” mi ha fatta sentire spesso smarrita e disorientata e a rendere questo rapporto maggiormente conflittuale è stata la mia percezione dell'arte: un sentire molto intenso, spesso struggente, che mi vedeva sperimentare e sperimentare in continuazione, rasentando a volte l'ossessione: cercavo nell'arte uno specchio in cui la mia immagine fosse sfocata. Nonostante questi conflitti in passato che a volte ritornano, ma che affronto con nuova consapevolezza, non ho mai abbandonato l'arte, la mia era e ed è tuttora una profonda e inesauribile ricerca, una pulsione interna, che esiste e non posso ignorare.

C'è molta fiaba nei tuoi lavori, come mai?In questa fase del mio percorso prediligo narrare con semplicità messaggi molto complessi, la fiaba permette a tutti di poter accedere a vari livelli di lettura e comprensione. La fiaba è incanto, rapisce, educa, il suo mondo racchiude linguaggi universali che trascendono le epoche, in cui la fusione fra magia e scienza ne è protagonista. E' un mondo che si compone di infiniti luoghi, stanze, strade, sentieri che ad ogni incontro mi appaiono sempre nuovi, nutrendomi di quella magia cara all'infanzia, che ognuno di noi ha dentro di sé, un incanto che abolisce il tempo e innalza l'anima. La favola inoltre è stata la nostra prima finestra sul mondo, così io amo farmi prender per mano, lasciandomi sorprendere e guidare da essa, invitando chi osserva le mie opere a lasciarsi altrettanto accompagnare senza fermarsi alla prima occhiata.

I tuoi “Mondi tridimensionali” cosa sono?I “Mondi tridimensionali”sono dei piccoli mondi fabulistici, costruiti con vari materiali di recupero e non. Nascono dalle filastrocche che scrivo come Solo Soletto, I rottami, Fil di Ferro, Quattro grandi lavoratori, Storia di una finestra. Sono la costruzione “vivente” delle mie storie, i personaggi prendono vita, mostrandosi a noi nella  quotidianità,  raccontandoci con delicatezza vissuti molto duri e difficili. Ho il desiderio di costruire questi piccoli mondi con i personaggi e le loro storie a grandezza naturale e di portarli sulle strade, nei parchi e nei teatri....

Il rapporto tra colore e materia è protagonista. Ci descrivi la tecnica con la quale dipingi i tuoi legni?Il colore è tanto importante quanto i materiali che utilizzo. I materiali mi legano al mio lato più pratico e concreto, il colore a quello più spirituale e intimo. Al momento provo una grande empatia con il legno, che per sua natura trovo estremamente comunicativo, primitivo e spirituale. I suoi strati possiedono un linguaggio che metaforicamente affianco a quelli della natura umana e del creato.   Le venature col loro moto vorticoso, mi trascinano nell' inconscio, come avviene nella serie delle grotte. Amo selezionare e ridare voce ai materiali di scarto, abbandonati a se stessi, testimoni e portatori di storie. Costruisco sempre nuovi percorsi, tra composizioni lignee e mondi tridimensionali. Il colore è il passaggio successivo alla “costruzione” dona vita ed emozione.

Dicevi che sei più per un tipo di pittura di facile comprensione, che arrivi in maniera diretta all'osservatore. Sembra che tu ti voglia fare portatrice di un messaggio, come mai?

Non è un discorso semplice da spiegare, posso dire che prediligo una pittura di facile comprensione nel senso che attualmente desidero che le opere trasmettano e comunichino a più persone, creando la possibilità di poterle unirle in un prezioso sentire comune. Penso che l'arte abbia il potere “talismanico” di poter evocare e riunire energie convogliandole e innalzandole in un grande e unico flusso di coscienza.  Credo nell'importanza dell'universalità dell'opera, testimone sì del proprio tempo, ma che al contempo lo trascenda. Chiaramente il linguaggio dell'arte è così profondo e multisfaccettato che può essere espresso in maniera più o meno esplicita affiancandosi ai vari lati della personalità: sto anche percorrendo un percorso parallelo caratterizzato da una ricerca meno facilmente recepibile, che si discosta dal linguaggio delle opere esposte fino ad ora. Diciamo che in questa fase del mio percorso sento questo linguaggio come affine ma non lo vivo come un limite e non mi limito a ciò: questo perché talvolta parrebbe agli occhi dei più, quelli che si nutrono della distinzione tra alto e basso, aulico e triviale, ermetico e didascalico, figurativo ed astratto, che la semplicità imprigiona, ma secondo me da lì si parte e può spiccare il volo per chi riesce a  vedere dentro e oltre la semplicità

Dietro ogni opera c'è un profondo pensiero, vero?Esatto, ed è bello scoprire che i pensieri più profondi e nascosti sono quelli che nascono durante il processo creativo e al termine dell'opera. E che col passare del tempo si  fanno ancora più profondi, scoprendone dei nuovi. Guardando con diversi occhi e a distanza di tempo mi si svelano cose che dapprima mi erano celate.

A che artisti ti ispiri?Le mie ispirazioni nascono dall'intreccio di stati d'animo, dai sogni, dagli incubi, dai ricordi dell'infanzia, dalle sensazioni e dai colori ispirati dalla vita stessa, dalla quotidianità, dalle varie arti come la musica, la poesia, il teatro, la pittura. Grande importanza assume la musica, arte che fra tutte sento come maggior fonte di ispirazione, accompagnandomi in tutte le fasi del mio processo artistico.

http://www.gazzettadiparma.it/parmagiornonotte/dettaglio/1/126270/Il_mARTE_d%C3%AC%3A__Rita_Minelli.html


Testo critico a cura di Annalisa Mombelli
Rita Minelli ed i suoi Archè


Quando ho “incontrato” le opere di questa giovane artista si è instaurato un dialogo tra me e loro poiché mi hanno colpita nel profondo stimolando quesiti, riflessioni e offrendo anche risposte.Le sue opere ci trasportano in mondi apparentemente lontani ma che in realtà possono essere già in ognuno di noi e nel nostro inconscio. Pertanto sono riconoscibili se impariamo a osservarli e a osservarci. Sono “quadri-sogno” attraverso i quali lei crea altri mondi possibili ricomponendo un “puzzle” di archetipi: la grotta, uomini trasfigurati, ombre, sedie, orologi, piccoli animali come civetta, coniglio, lepre, gatto, insetti,...Ho deciso di definirli archetipi in quanto affermano la presenza di idee madri nell'inconscio collettivo, in una sorta di “psichè arcaica” come sosteneva Jung: ciò sarebbe testimoniato dall'affinità tra i riti ed i culti dei primitivi e le immagini dei sogni che sono tutti simboli radicati nel profondo dell'anima collettiva, mantenendosi inalterati nel corso dei secoli.Ogni elemento costituente un'opera di Rita ha un proprio valore simbolico: il materiale usato, la scelta dei colori, i temi e i soggetti.
Il legno è per Rita una scoperta legata al periodo in Accademia d'Arte quando doveva costruire i modellini scenografici per il corso in scenotecnica; così per lei il legno diventa una sorta di materiale primigenio plasmabile con quella spontaneità e naturalezza che non era ancora riuscita a trovare nella sola pittura. Inoltre essendo anche un materiale organico e “vivo” è in totale sintonia con la sua ricerca artistica di un ritorno alle origini dell'uomo e a una purezza di intenti. Forse per questo uno dei primi lavori è “Il bimbo, il tempo, il ritmo”: un bambino in sella ad un cavallo a dondolo, in uno scenario quasi steampunk, dove vengono elaborati dalla giovane artista frammenti anche minuscoli di legno sovrapposti quasi a formare un palco teatrale.Da ciò si evince la scelta di alcuni temi favolistici, primo tra tutti Alice nel Paese delle Meraviglie, che ispira titoli e soggetti di alcune sue opere: “Alice nel Paese...salva l'Arte” e tra le ultime “L'incontro del Te”.I colori di sfondi e soggetti poi sono scelti con una notevole spontaneità e quasi inconsapevolmente lei vi attribuisce un valore intrinseco e legato agli “archè” raffigurati.Alice ad esempio indossa un abito rosso, colore della vita e della passione, e la inserisce in un contesto paesaggistico blu scuro, quasi spento, che sta ad evocare la tristezza del mondo in cui si trova e per il quale lei sta piangendo.Le opere con uno sfondo blu o celeste riguardano principalmente una ricerca interiore, spirituale, legata più al suo Io. Questo è forse più visibile e riconducibile agli ultimi lavori. Infatti una di queste opere “Silenzio” è l'attuale climax di tale percorso: il soggetto, un archè-essere umano, è seduto in contemplazione di uno spazio tra l'acquatico e l'aereo, elementi naturali che tra loro sembrano fondersi, rispecchiarsi. Questi sono realizzati a pennellate di sfumature blu e celeste in tonalità ben più chiare in confronto agli sfondi precedenti. L' ibrido umano (forse allusione alla nostra anima in ricerca?!) sembra essere approdato in un ambiente in cui ha trovato pace e serenità, e l'unico frammento di legno posizionato da Rita funge da scranno al personaggio: è l'artista che in massima sintesi esprime la propria realizzazione essendo il legno il Suo Materiale?!
Anche nell'opera “Sono sogno”, in cui appare l' “ombra di luce”, il colore e le pennellate giocano un ruolo fondamentale: il cunicolo di anfratti così dipinti in sfumature di blu oltremare e verde smeraldo, con pennellate più scure delineanti la circolarità delle pareti rocciose, sembrano nell'insieme sorriderci più che spaventare per la loro profondità. Inoltre proprio in questo quadro la linea verticale che incrina l'immagine sembra all'inizio far allusione all'idea di un sogno infranto ma può anche evocarci il momento del primo risveglio al mattino, quando i raggi di sole filtrano dalla finestra e ci riportano lentamente “indietro”.Quelle opere in cui le tonalità sono invece ocra e marroni spesso riguardano esseri terrestri reali ai quali può essere attribuito un incarico di guide.Ed ecco che subentrano piccoli esseri, spesso notturni, legati alla convinzione di Rita che le “anime timide siano in grado di descrivere gli stati d'animo più potenti” e pertanto con le potenzialità di cambiare le cose, non in maniera eclatante ma con delicatezza e per piccoli passi (ancora un bimbo che osserva una trottola in “Per non dimenticare”) e sussurri (gli insetti in “Anime”).
Queste “Poesie di legno” possono rimandare ad un “romanticismo contemporaneo”. In primo luogo si riallacciano all'idea romantica di piccoli uomini in grandi spazi e secondariamente a certi colori dei paesaggisti inglesi come W. Turner o J. Constable.I giochi di chiaroscuro che riesce a ottenere sia negli sfondi che nei particolari dei soggetti indicano una ricerca e una capacità di sintesi tra il pittorico, in cui si esalta il colore, e l'illustrazione, in cui si esalta il segno.Ciò è visibile nell'opera l' “Incontro del te” in cui fantasia e ironia si mescolano alla favola tramite un gioco creativo. Il Cappellaio è un buffo anziano agghindato con abiti sproporzionati: braghe troppo corte, giacca a coda dalle lunghe maniche e rattoppata che ricorda parvenze d'eleganza passata, un cappello enorme la cui novità è che si apre in altro lasciando intravvedere un orologio. Alle sue spalle, in stacco dal fondo e in apparente disequilibrio, rovine lignee di una possibile casa che però grazie ai colori rossi, ocra e marrone offre l'idea di vita. Il Cappellaio porge la tazza di thè ad una Carta in cui è illustrato il Jolly-Matto dei tarocchi: questa carta appartiene agli Arcani e simboleggia la Creatività per eccellenza. La corrispondenza di colori tra gli abiti del matto e del cappellaio possono alludere all'archè-artista che incontra la parte creativa di se stesso. Lo sfondo è infatti bicromatico: in corrispondenza del Cappellaio colore giallo ocra mentre colore blu per il Matto. Questo testimonia come lo sfondo sia per la giovane artista il luogo dell'anima del personaggio e contemporaneamente l'anima non figurativa del personaggio stesso.Un esempio particolare è il Coniglio Bianco poiché è presente sia in contesti terrestri che spirituali, sempre in posizione eretta su due zampe, con sguardo attento ed orecchie tese, quasi a volerne sottolineare l'umanità. Lo troviamo al fianco di Alice come supporto e consolazione; da solo nella contemplazione di un orologio senza lancette, con i meccanismi sparsi a terra, sempre e comunque in atteggiamento di ascolto. Un ascolto attento del mondo reale che così com'è non funziona. Pertanto va analizzato, frantumato per comprenderlo nell'essenza e poi ricomposto con nuovi elementi.Una guida ed un supporto per Alice a cui il coniglio lascia il lavoro di ricomposizione.Mi spingo ad affermare che Alice è Rita che analizza il Tempo sotto tre aspetti: il Tempo astrale della propria interiorità, il Tempo della crescita personale nelle fasi di vita dalla fanciullezza all'età matura, il Tempo della Reale attualità. Ecco la frequente presenza, in opere anche diverse tra loro, dell'orologio o dei sui meccanismi.Alice è Rita ma può essere anche ognuno di noi che attraverso l'Arte prova a salvare il Mondo.Rita è la nostra “civetta notturna” che si pone come un messaggero iniziatico, come un ponte che ci fa entrare in relazione sia con la nostra interiorità più profonda, composta da sogni, paure, incubi, sia con il reale mondo da noi vissuto quotidianamente, ma con una delicatezza e una poesia tali da farci sognare smettendo di avere paura. Come una Alice che si guarda allo specchio e ci accompagna per mano mentre noi stessi ci specchiamo. Forse questo è identificabile nel quadro “Sono sogno” dove un'ombra di luce dalle fattezze femminili sembra accarezzare e consolare la sedia al suo fianco, simbolo forse di un “solo soletto” che non è più grigio e pauroso ma desideroso di sollevarsi, anche se ha ancora necessità di un incoraggiamento per staccarsi definitivamente dalla gabbia-sedia.
Come scriveva Pessoa nelle sue Pagine Esoteriche “...ma il vero significato dell'iniziazione è che questo mondo visibile in cui noi viviamo è un simbolo o un'ombra, che questa vita che noi conosciamo tramite i sensi è una morte o un sonno, o, in altre parole, che quanto vediamo è un'illusione. L'iniziazione è il dissolversi, un dissolversi graduale, parziale di questa illusione”.Pertanto la lezione è: impariamo a guardare con occhi nuovi!Annalisa Mombelli



Testo critico a cura di Rita Salis

Rita Minelli giovane artista in mostra presso la Rocca di Cento, presenta i suoi "piccoli mondi" attraverso le sue opere e le sue storie.Sempre più gli artisti negli ultimi anni si sono mossi verso la creazione di installazioni e strutture partecipative per mettersi in relazione con lo spettatore, che si muove, gioca ed interagisce con le opere, ma anche con l'ambiente circostante e con la natura nella creazione di un'arte, per usare le parole di Nicolas Borriaud, che diventa sempre più relazionale.Anche gli artisti più giovani continuano ad interessarsi nella loro ricerca a questo tipo di interazione, con risultati più o meno convincenti. Un risultato che appare molto interessante in tal senso è quello realizzato da Rita Minelli, una giovane artista che sta muovendo i primi passi e che presenta al pubblico le sue opere in una personale nel suggestivo castello della Rocca di Cento (Ferrara) fino al 19 Giugno.La giovane artista nata a Cento nel 1986 laureata all'Accademia di Belle Arti di Bologna nel corso di scenografia, ha lavorato sia in ambito teatrale come scenografa per diversi spettacoli, sia in campo artistico, ha infatti già esposto in diverse gallerie e ha svolto alcuni progetti didattici e fotografici. Attraverso la sua arte rappresenta un universo onirico stratificato, popolato di strane figure, animali e manichini che vagano in un luogo dove la natura è stata stravolta da rottami, oggetti abbandonati, come vecchi giocattoli che contribuiscono a raccontare una storia, che si costruisce pezzo per pezzo grazie anche al racconto della stessa artista che lavora intessendo insieme l'arte, la scenografia, la musica e la narrativa. Quello che più colpisce nelle sue opere è appunto la sua capacità di raccontare, le sue opere seducono lo spettatore, facendo riapparire racconti dell'infanzia, fiabe, ma anche inquietudini, che raccontano un mondo fatto di tensioni sovrapposte che permettono di aprire nuovi spiragli, facendoci riflettere sulla nostra società.Il suo stile delicato e un po' acerbo passa dalla pittura su tela, dalle illustrazioni alla fotografia, fino ad arrivare a costruzioni polimateriche, composizioni lignee e filastrocche illustrate che attraverso tanti piccoli dettagli descritti minuziosamente costruiscono l'anima dell'opera. Così con la lente d'ingrandimento scorgiamo i suoi personaggi fragili e soli che non riescono a relazionarsi con gli altri, immersi in un ambiente straniante, spesso ostile, ma allo stesso tempo familiare, come "Solo soletto" o la favola "Fil di ferro" che spesso poi sono modificate, riassemblate con materiali di scarto che diventano, anche per chi li osserva per la prima volta, degli oggetti-ricordo che contribuiscono a creare un rapporto più empatico con l'opera d'arte. Sono "piccoli mondi scenografici" creati da Rita Minelli attraverso un lavoro attento, rigoroso e meditato, che non può che coinvolgere e affascinare.


http://lnx.whipart.it/artivisive/8198/mostra-rita-minelli-rocca-cento.html



Testo critico di Rita Salis
Rita Minelli: un nuovo viaggio

Le opere di Rita Minelli ci invitano ad un viaggio tra sogni e incubi, un universo popolato di strani esseri a metà tra animale e manichino, di oggetti dimenticati e di ricordi dell'infanzia, giochi abbandonati come una culla o un cavallo a dondolo, tra materiali diversi che stratificandosi hanno trovato una nuova vita. Tra una natura ostile e un cielo multiforme intrecciando i ricordi labili dei nostri sogni con queste immagini possiamo ritrovare noi stessi, le nostre paure e le speranze più nascoste. Sono immagini che ci catturano in un altro universo sfaccettato fatto di tensioni sovrapposte, tra il gioco dei bambini e il rigore della geometria, la mano di Rita ci invita a compiere nuovi percorsi, a trovare nuovi ritmi e a lasciarci affascinare dal suo mondo. Si scoprono così tensioni sovrapposte, da una parte la concretezza, con cui l'artista lavora usando con molta libertà tecniche e materiali differenti, spesso di scarto, e dall'altra parte la fantasia del suo variegato e multiforme mondo onirico che racchiude insieme la fiaba e l'inquietudine, la poesia di sguardi, siano essi sognanti o agghiaccianti.L'elemento della vista è uno dei più meditati, come nell'opera “Pensieri ibridi” dove gli occhi di un personaggio che non sappiamo se abbia o no ancora qualcosa di umano, si trasformano in quelli di un gufo, e anche il corpo stesso diventa un manichino fragile e abbandonato. E al tempo stesso proprio per questa sua incertezza e debolezza questo essere androgino diventa capace di mediare tra la terra e il cielo, tra la materia e i sogni. Le sue parole e i suoi pensieri sono impressi nella stessa pelle, grazie all'utilizzo del collage che fa intravedere lettere scomposte.Nell'opera “Il bimbo. Il tempo. Il ritmo” i temi del gioco e del teatro si fondono insieme riportandoci ad un tempo che è quello dell'infanzia e della dolcezza. L'assemblaggio di materiali e tecniche diverse, utilizzato con un tono più intimistico anche nell'opera “Anime”, crea un ritmo serrato che non può non ricordare la musica, centrale nel suo lavoro e usata durante il processo artistico.L'universo della fiaba in altre opere si trasforma in incubo, negli ambienti bui e tenebrosi di un bosco o di una grotta inospitale, dove la presenza umana è annullata . Quando quest'ultima è presente è comunque ridotta a marionetta, ad un essere fragile, smembrato, che diventa in opere come “Riposo” un burattino nelle mani del fato e dell'universo troppo grande da concepire, il suo corpo si sta trasformando in qualcos'altro, uno straccio gli copre le nudità e il suo viso è trasfigurato in una maschera di scherno, il suo mondo, i suoi ricordi e la sua storia si stanno disgregando lentamente, lasciando solo il vuoto.La fragilità della condizione umana è poi presente nell'opera “La grotta”, dove rifacendosi al mito platonico della caverna, l'artista invita lo spettatore a diventare il protagonista e a vedersi dentro il buio della caverna alla ricerca di una liberazione dalle sue catene, nella ricerca continua di una maggiore consapevolezza, tematica tra l'altro quanto mai attuale nella società contemporanea.Nella grotta appare una macchia, posta stranamente ad angolo retto e che nelle intenzioni dell'artista si pone come un diretto rimando alle nature morte di Morandi, che con la sua ricerca maniacale poneva al centro dei suoi studi la contemplazione, così come vuole fare Rita Minelli in queste opere. Appare connessa a questa tematica anche l'opera “Il mondo delle ombre - prima parte” dove della presenza umana è rimasta solo attraverso una sedia ammaccata.La ricerca sull'individuo poi ha compiuto un passo in avanti con l'opera “Sol soletto”. Attorno infatti alle figure che popolano l'immaginario e i ricordi del personaggio protagonista dell'opera, è nata poi una storia, che l'artista racconta così “Se ne stava Sol soletto nel suo angolo buio e stretto che da sempre lo proteggeva da quel mondo pazzo che da tanto temeva e che alle sue spalle altero vegliava, informe e incolore, d'amore mancava, troppo timore abbandonare quella prigione sicura, che dei suoi pensieri era stata l'ingannevole cura [...]”. Tra gli oggetti che gli hanno fatto compagnia “Vi son poi due sedie innamorate, che narran sempre delle trascorse giornate, quando ancora potevan dondolarsi e nel sacro amor crogiolarsi”.Quello che più colpisce di questa giovane artista è la comprensione attenta e rimeditata delle avanguardie storiche, dal gioco di tecniche e materiali propri del dadaismo e del futurismo, alla rappresentazione onirica del surrealismo. Le sue opere dunque possono essere lette come un tributo a quegli artisti che lei ha tanto amato e che si percepiscono nel suo percorso, senza però cadere nella mera imitazione. Si può chiaramente notare la forte coerenza narrativa e stilistica che sta alla base dei suoi lavori poliedrici, che passano dalla scenografia alla pittura. Il suo mondo onirico ricorda le figure di Tim Burton, come lui Rita è partita dal lavoro della scenografia per approdare poi ad esiti diversificati, il suo segno si fa infatti più espressionista e graffiante, alcuni volti verde acido devono molto ad artisti come Schiele, Kokoshka, ma si muovono autonomamente esplorando con attenzione l'animo umano e le sue mille maschere. Certe volte ci guardano con scherno, altre volte rappresentano figure emarginate e sole, che non riescono mai ad incontrarsi, e che oggi più che mai diventano un simbolo del male di vivere. In altri casi, come nei ritratti ad acquerello, quello che colpisce maggiormente è la leggerezza e l'incanto con cui l'artista dipinge volti esili ed emaciati, che solo attraverso il loro sguardo trasmettono vitalità e gioia.Attraverso questo percorso sulle ultime opere si può comprendere la vivacità e la solidità con cui Rita Minelli produce le sue ricerche intessendo rapporti con la musica, il teatro e la scrittura, un gioco serio e seducente, che per il rigore con cui è condotto sembra farci intravedere solo uno spiraglio del suo mondo artistico.Il mio ultimo invito è quindi quello di lasciarsi trasportare e affascinare dalle immagini che queste opere trasmettono, intrecciandole con i graffi, i lacerti di memoria, i pezzi di legno e gli oggetti abbandonati, che ci invitano ad un nuovo viaggio.
Rita SalisNata a Nuoro nel 1983, ha studiato presso l'Università della Tuscia di Viterbo e in quella di Pisa dove ha conseguito la laurea specialistica con lode in Storia dell'arte, con una tesi sul collezionismo privato nel settore alberghiero. Vive e lavora a Pisa, dove si occupa di arte contemporanea. Ha recentemente vinto il premio Em'arte 2010 nella sezione dedicata ai giovani critici con un saggio sull'eclettismo.


Testo critico a cura di Elena Sammarchi

Rita Minelli...un nome, un personaggio, un'artista....un qualcosa che và oltre. Come le sue opere d'arte (pittoriche e non), le quali ci possono far viaggiare attraverso mondi sconosciuti, fiabeschi ed onirici nello stesso tempo..mondi che perlustrano il nostro inconscio in modo poetico. In questi universi, fatti di oggetti abbandonati e materiali di scarto, vivono i suoi teneri personaggi fanculleschi e creature fantastiche a metà tra l'essere umano e l'animale. Il tutto è enfatizzato dal suo stile che, nel suo crescere, attinge dalle sue grandi passioni: la musica, il teatro, la fotografia, il cinema, la scrittura e soprattutto la pittura che fin dalla sua adolescenza porta avanti sempre con maggiore entusiasmo e spirito di ricerca-sperimentazione. Quest'artista, eclettica e sognatrice, ci invita a viaggiare nel nostro subconscio per poter intraprendere un "cammino" introspettivo alla ricerca di una maggiore consapevolezza di noi stessi e del nostro essere.


Testo a cura di Chiara D'Agostino
Le fiabe di Rita Minelli in mostra all’Hub cafè Giovane e determinata a trasmettere la propria visione del mondo attraverso l’arte, Rita Minelli è l’autrice delle opere pittoriche in esposizione all’Hub Cafè dal 19 aprile al 3 maggio. Classe 1986, laureata all’Accademia di Belle Arti di Bologna, ha iniziato ad esporre i suoi lavori più o meno tre anni fa, «con discrezione e senza fretta, consapevole del fatto che c’è tempo per ogni cosa e che sono ancora molto giovane».Le chiedo come si senta al pensiero che tutti possano ammirare le sue opere, e quindi il proprio punto di vista sulle cose: «All’inizio ero molto insicura, bloccata, non mi sentivo “mai pronta” per esporre le mie opere al pubblico. Temevo il confronto col mondo esterno. Ma poi ho preso sempre più sicurezza, passo dopo passo, mostra dopo mostra, fino a comprendere che non c’è davvero niente da temere, ognuno è ciò che è, ognuno ha il proprio mondo unico e irripetibile, che può arrivare come non arrivare all’osservatore, che può emozionare come non emozionare, questo è normale, è la Vita, è l’Arte. Se una persona su mille sognerà, si emozionerà o mediterà di fronte ad una mia opera io son già contenta».Il titolo della mostra “Tracce di sogni” nasce dalla percezione che l’artista ha delle proprie opere, come “frammenti-tracce” pittoriche nate e catturate dal mondo dei sogni, della fantasia, dell’inconscio ed al contempo dalla realtà, dalla vita di tutti i giorni. La sua pittura potrebbe sembrare molto pensata, studiata, e invece, come ammette lei stessa, è frutto di un’ispirazione, di un’idea che naturalmente e spontaneamente esce fuori. La tecnica pittorica utilizzata diventa un tutt’uno con il tema dell’esposizione, e allora «il colore determina l’atmosfera, l’emozione, il sentimento, è l’Anima del dipinto. La materia diviene un linguaggio, come il “gioco di blocchi geometrici” per i bambini, è una scrittura. La tridimensionalità avvicina l’osservatore al mondo rappresentato pittoricamente e viceversa, oltrepassando il confine tra mondo dipinto ed il nostro mondo, in un gioco d’ interazione e in un gioco tra materia e spirito».Le opere che possono essere ammirate all’Hub Cafè sono quattro, tutte particolari e suggestive; Rita le racconta così:«“Il bimbo, il tempo, il ritmo” gioca sul tema dell’illusione e della realtà, in cui il confine di entrambi si mescola, annullandosi. Tra teatro e realtà. Tra fantasia del bimbo e la dura realtà del lavoro e dell’industria. Il bimbo crede Realmente di essere un cavaliere in groppa al suo cavallo, ed ecco il suo mondo nel mondo rappresentato, il gioco tra fantasia (o realtà) e realtà (o fantasia) dello scenario rappresentato. In un cielo metafisico dove tutto congela, ma che al contempo può farci udire il suo ritmo musicale.“Il saggio” è il risultato di un lungo cammino umano tra scienza e magia, mente e cuore, terra e cielo, ne è “simbolo” lo strano marchingegno su cui vola. Il saggio anziano si lascia ora andare, sorridente e sereno, in un mondo che ora vede con gli occhi di un bambino, lasciando scivolare il suo bastone verso il mondo terreno (difatti è l’unico oggetto tridimensionale, che si avvicina a noi e quindi al nostro mondo) che ora non gli serve più. Il paesaggio viene visto con gli occhi di un bambino, avvicinandosi al mondo dei ricordi, del simbolo e dell’essenza.“Pensieri ibridi, l’androgino” rappresenta il mediatore tra cielo e terra, spogliato della sua sessualità diviene un messaggero, uno spirito. Metà occhio di civetta (animale mediatore tra cielo e terra, simbolo della notte, della luna, della papessa) metà occhio di gatto (animale mediatore tra cielo e terra, ma radicato sulla terra).“Il bosco ci guarda” vede un gufo, ed una lepre, anch’esse viste simbolicamente, mediatori tra spirito e terra, riflessione e azione. Il bosco può rappresentare il nostro inconscio, i nostri ricordi, i nostri pensieri, non vuole avere una connotazione spaziale precisa, l’osservatore è invitato a lasciarsi trascinare dentro lo spazio e a vederlo con i propri occhi».Oltre che dei lavori pittorici esposti all’Hub Cafè, Rita è autrice anche dei “mondi tridimensionali”, piccoli mondi costruiti attorno alle favole e filastrocche da lei scritte. Alcuni di essi e altre composizioni lignee pittoriche saranno esposte in Galleria Sant’Andrea dal 28 aprile al 10 maggio; sono da segnalare le opere “Alice nel Paese, salva l’arte”, una sorta di “manifesto-simbolo” molto importante per il messaggio che porta, alla quale l’artista è particolarmente legata, e la rappresentazione della “Madonna col bambino”.
Chiara D’Agostino
Articolo visibile sul sito:http://www.loltretorrentechevorrei.it/wordpress/?p=982


http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/5/125382/Creativit%C3%A0_femminile__tra_arte_e_design__.html



Intervista con l’artista Rita Minelli —
22/11/2012